Un lettore del mio intervento “ Un'intelligenza fluttuante” del 12 novembre, ha così commentato:
ricordatevi del rasoio di occam: non fate affermazioni gratuite.
A più riprese questo mese ho cercato di raccogliere le idee per rispondere a questo commento e invitarlo ad aprire un dialogo. Ora mi trovo qui, all'appuntamento con le parole da scegliere, e mi accorgo di avere un sovraffollamento di intenzioni difficili da gestire.
Credo che la questione fondamentale non sia tanto difendere dalle rasoiate di Guglielmo da Occam il contenuto di quel che suggerisco nelle domande che concludono l'intervento, che non sono altro che la condivisione di una percezione personale e che altro non pretendono di essere, quanto piuttosto difendere dalle sue rasoiate l'importanza del domandarsi e addentrarsi in quanto vi sia di non ancora scoperto, compreso e definito attorno a noi.
E per domandarsi non intendo soltanto sguinzagliare la propria curiosità e intelligenza lungo i sentieri battuti dalle scienze appresso agli studi e alle ricerche che pullulano in tutti i campi del sapere umano, ma anche, lungo gli stessi sentieri, portarsi dietro tutto il proprio corpo e la propria immaginazione e sensibilità e laddove si fiuta dell'inspiegabile, del misterioso, dello sconosciuto, non porsi in attesa delle risposte scientifiche, come di un permesso a procedere, ma rischiare di proseguire, a costo di ferirsi, perdersi, ingannarsi, proseguire con la propria percezione e intuizione nel visibile e nell'invisibile.
Quando nel capitolo venticinquesimo del Don Chisciotte di Cervantes Sancho dice a Don Chisciotte che non può che ritenerlo toccato di cervello se si ostina ancora a chiamare "prezioso elmo di Mambrino" un'ammaccata bacinella di barbiere, e che si troverà costretto a mettere in discussione tutte le sue storie di cavallerie e tutte le sue promesse di regni e favori, il cavaliere dalla trista figura così gli risponde:
“E' mai possibile che in tutto il tempo che vieni con me, non ti sei reso conto che tutte quante le cose dei cavalieri erranti paiono chimere, errori e stravaganze, e che son tutte al rovescio? E non perché sia realmente così, ma perché c'è sempre fra noi una caterva di incantatori che tutte le cose nostre mutano e scambiano, e le trasformano a loro piacimento; e così questo che sembra a te bacinella da barbiere, a me pare l'elmo di Mambrino e a un altro, gli parrà un'altra cosa ancora. Ed è stata una singolare precauzione del sapiente che sta dalla mia parte far si che sembri a tutti bacinella da barbiere ciò che è realmente ed effettivamente l'elmo di Mambrino, per la ragione che essendo esso di grandissimo pregio, tutti mi perseguiterebbero per togliermelo; ma vedendo che non è che un bacile da barbiere, non si curano di averlo (...) Serbalo, amico, serbalo. ”