mercoledì 28 settembre 2011

4 – 31 – (origine)


Ho 4 anni. Non so ancora leggere. I miei genitori mi ripetono la poesia, fino a quando non la so a memoria.

Poi, una domenica, nell’enorme chiesa parrocchiale, la recito. Dondolando ed incespicando e suggerito. È la poesia che la comunità rivolge come augurio a due novelli frati. Io (la mia famiglia) sono stato scelto per questo.

Quando finisco, la madre di padre Raffaele, le guancie rigate di lacrime, viene ad abbracciarmi. È una donna grande, enorme, che mi dice come sono stato bravo. Sparisco assorbito dalla sua materna accoglienza. Nessuno mi ha mai abbracciato così. Né detto che sono bravo.

Ho 31 anni. Fuori c’è un temporale d’inferno, io sono freddo come l’acciaio. So che devo tenere e lasciare, allo stesso tempo. È la finale, a Torino, in un minuscolo teatro.

Faccio il mio mestiere. Poi aspetto, stritolando fra le mani un tavolo di scena, nascosto fra le quinte.

Poi, ho vinto. Urlo, Hulkaniamanete libero per un istante. Gli altri mi guardano, perplessi. Esco sul palco. Ancora una volta, di nuovo, qualcuno mi dice che sono stato bravo. Mi abbracciano. Sono amato.

Adesso, però, è ora di andare avanti.

martedì 30 agosto 2011

Per Amore

Credo che la sensazione più preziosa che da spettatore ho provato a teatro sia stata la sensazione che quello che stavo vedendo mi stava facendo amare la vita. Perchè quello cui stavo assistendo mi parlava della vita. Si. La vita. E mentre scrivo vita mi accorgo che è come se immaginassi e vedessi una donna invisibile, amante e compagna. Silenziosa. Al mio fianco ad ogni passo, ad ogni mutamento, ad ogni angolo, ad ogni sosta e attesa. Una donna espansa, mia e di tutti, che a volte sparisce, t'abbandona, tradisce. Poi torna appoggiando una mano sulla testa e ride, e allora non sai se forse c'è sempre stata, anche quando non credevi.
E allora dopo questi giorni di lavoro col Circo dico grazie.

Grazie alla donna in equilibrio sulla corda, grazie al suo cappotto di lana e ai suoi capelli spettinati come di pioggia, e a tutti i brividi e i pensieri e le lacrime che guardarla mi ha dato, lei, vita sospesa sul vuoto, con paura e coraggio...grazie alla corsa leggera di due piccole scarpe su una strada di stoffa bianca tesa tra le mani complici di un intimo pubblico fuori del Caravan....grazie del volo nel rosso dei tessuti, grazie della musica che nasce dal corpo e dagli oggetti, grazie di quella penombra tra una roulotte e l'altra nel buio dell'erba umida, del vento che fa sbattere le pieghe dello chapiteau, come ad essere tutti insieme su una nave che salpa, anche se sconosciuti, anche se diversi.
Grazie, perchè è per amore che facciamo questo lavoro. Per amore e nient'altro.

martedì 19 luglio 2011

...tentativo di risposta, altra scivolata.



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Chiesa di San Basilio

Mosca, 6 giugno 2011

mi intrufolo in questo luogo dei punti, perché qui un punto c'è:
mosca.
è il mio ultimo giorno.
torno nell'albergo quattro stelle dove siamo alloggiati con una birra nel sacco e souvenirs di "boules de nieges" del kremlino e matrioske da offrire al mio ritorno.
qui non si sta comodi. e nella scomodità sento tutta la realtà di questo posto.
qui hanno altro a cui pensare che al turista che cerca una cartolina o la casa di dostoevskij. e passando davanti al bolsoj penso a tutto fuorché a nureyev. il collegamento è più veloce della riflessione: teatro dubrovka, 2002, donne cecene con i mitra.
la dicotomia tra il ricco e il povero è evidente e fa male. vedi passare limousines e ferrari testa rossa, mentre ogni sottopassaggio è gremito di vecchiette che potrebbero essere tutte mia nonna. guardano in basso e tendono un sacchetto con dentro monete. e io non ho la forza di offrire la mia di moneta e mi vergogno e mi chiedo perché.
turisti dell'altro capo del mondo si fanno la foto davanti all'ingresso della piazza rossa tirandosi dietro le spalle monete mentre esprimono un desiderio sorridendo alla macchina fotografica. dietro di loro, pronti, uomini raccolgono gli spiccioli e se li mettono in tasca.
ai pochissimi banchetti di souvenirs sento i turisti contrattare sui prezzi delle matrioske: chiedono uno sconto su 150rubli per una matrioska dipinta a mano.. 150rubli sono 4 euro: una spremuta d'arancia a milano, mezzo pacchetto di sigarette in norvegia, due caffé a parigi.. è un vizio contrattare sul prezzo. è un vizio che dobbiamo toglierci.
sulla piazza rossa (rossa è l'accezione postuma che è stata data, la stessa parola in russo si utilizza per dire bella).. dicevo: sulla piazza rossa, sul lato opposto al mausoleo di lenin c'é GUM, un enorme "rinascente" superlusso inaccessibile a qualsiasi moscovita. qui è il regno della dicotomia che il nostro mondo ha creato. e io ne sono parte.
io ho un'enorme fortuna:
sona parte dell'equipe di Voyageurs Immobiles di Philippe Genty, e giocare qui questo spettacolo ha davvero un senso. mi sento davvero una viaggiatrice immobile. un punto.
sorseggio la mia birra fumando una sigaretta e le immagini scorrono nella mia testa. la città è gremita di falci e martello. ma sono uno sfondo. silenzioso e impenetrabile.
qui è casa loro. nessuna indicazione turistica. solo scritte in cirillico e guardie che ti parlano in russo. si lascia tutto prima di entrare al kremlino. si lascia tutto prima di entrare quasi ovunque; e si passa sotto il metal detector.
il primo giorno ho fatto una coda di quasi un'ora pensando di entrare al kremlino. mi sbagliavo: era l'ingresso per il mausoleo di lenin. non hai il diritto di prendere foto. e non puoi sostare davanti al morto col pugno chiuso. giri intorno e esci. lo sguardo delle guardie parla chiaro. e il loro dire incomprensibile non ha bisogno di nessuna traduzione. esco dall'oscurità del mausoleo accecata dalla luce del giorno e penso a bertol brecht: povero il mondo che ha bisogno di eroi.. e io ne sono parte.
la birra sta finendo e la sigaretta pure.
gli occhi sono pieni di visi rugosi, simboli comunisti, cupole dai colori sgargianti, l'enorme gatto nero che abita il cortile della casa di bulgakov, rumori di macchine su queste strade enormi, gli applausi del pubblico alla fine dello spettacolo..
ripenso alla vecchietta sotto l'ultimo sottopassaggio preso per attraversare una di queste strade 4 corsie del centro.. ho bisogno di dirmi qualcosa, di darmi una luce..
il mio lavoro in questo momento è essere parte di questa equipe, ed è questa l'unica cosa che ora posso fare e al mio meglio: portare in giro con tutto il mio amore questa bellezza.
solo questo.
coltivare la bellezza
coltivare la fratellanza
con tutto quel che costa
coltivare
finché morte non ci separi.

spasiba

http://www.youtube.com/watch?v=XhgmLVNmpoI (modificato)

giovedì 23 giugno 2011

Scivolate, Vittorio, per piacere.

Eravamo gia' caduti.
Scivolati, forse, e' una descrizione migliore.
Inciampati nella fatica della costanza, direbbe qualcuno.

Poi, la domanda ci ha stroncati.
Schiacciati fra i miti del passato e le incognite del relativistico futuro.
Alla ricerca di una risposta intelligente. Che chissa' se c'e'.

In una intervista che conosco solo attraverso il racconto,
Vittorio Gassman, alla medesima domanda, pare abbia dato una risposta... freudiana.

Io ancora vago,
perche' forse non accetto la semplice verita'
che faccio cio' che faccio,
perche' mi piace farlo.

E magari tutto il resto e' un di piu'.

martedì 3 maggio 2011

Che cosa significa.

Non si tratta piu' d'essere missionari o artisti originali, si tratta d'essere realisti.
Il nostro mestiere e' la possibilita' di cambiarci [...].
Non bisogna domandarci: cosa significa il teatro per il popolo?
E' una domanda demagogica e sterile.
Bisogna domandarci: che cosa significa il teatro per me?

(Eugenio Barba, Aldila' delle isole galleggianti, 1985, Ubulibri)

La prossima volta, un tentativo di risposta.

giovedì 21 aprile 2011

"Vieni qui e fermati per un’ora. Vieni perchè qui c’é per te lo specchio della tua vita.. l’anima riflessa della vita"
Isadora Duncan