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Chiesa di San Basilio
Mosca, 6 giugno 2011
mi intrufolo in questo luogo dei punti, perché qui un punto c'è:
mosca.
è il mio ultimo giorno.
torno nell'albergo quattro stelle dove siamo alloggiati con una birra nel sacco e souvenirs di "boules de nieges" del kremlino e matrioske da offrire al mio ritorno.
qui non si sta comodi. e nella scomodità sento tutta la realtà di questo posto.
qui hanno altro a cui pensare che al turista che cerca una cartolina o la casa di dostoevskij. e passando davanti al bolsoj penso a tutto fuorché a nureyev. il collegamento è più veloce della riflessione: teatro dubrovka, 2002, donne cecene con i mitra.
la dicotomia tra il ricco e il povero è evidente e fa male. vedi passare limousines e ferrari testa rossa, mentre ogni sottopassaggio è gremito di vecchiette che potrebbero essere tutte mia nonna. guardano in basso e tendono un sacchetto con dentro monete. e io non ho la forza di offrire la mia di moneta e mi vergogno e mi chiedo perché.
turisti dell'altro capo del mondo si fanno la foto davanti all'ingresso della piazza rossa tirandosi dietro le spalle monete mentre esprimono un desiderio sorridendo alla macchina fotografica. dietro di loro, pronti, uomini raccolgono gli spiccioli e se li mettono in tasca.
ai pochissimi banchetti di souvenirs sento i turisti contrattare sui prezzi delle matrioske: chiedono uno sconto su 150rubli per una matrioska dipinta a mano.. 150rubli sono 4 euro: una spremuta d'arancia a milano, mezzo pacchetto di sigarette in norvegia, due caffé a parigi.. è un vizio contrattare sul prezzo. è un vizio che dobbiamo toglierci.
sulla piazza rossa (rossa è l'accezione postuma che è stata data, la stessa parola in russo si utilizza per dire bella).. dicevo: sulla piazza rossa, sul lato opposto al mausoleo di lenin c'é GUM, un enorme "rinascente" superlusso inaccessibile a qualsiasi moscovita. qui è il regno della dicotomia che il nostro mondo ha creato. e io ne sono parte.
io ho un'enorme fortuna:
sona parte dell'equipe di Voyageurs Immobiles di Philippe Genty, e giocare qui questo spettacolo ha davvero un senso. mi sento davvero una viaggiatrice immobile. un punto.
sorseggio la mia birra fumando una sigaretta e le immagini scorrono nella mia testa. la città è gremita di falci e martello. ma sono uno sfondo. silenzioso e impenetrabile.
qui è casa loro. nessuna indicazione turistica. solo scritte in cirillico e guardie che ti parlano in russo. si lascia tutto prima di entrare al kremlino. si lascia tutto prima di entrare quasi ovunque; e si passa sotto il metal detector.
il primo giorno ho fatto una coda di quasi un'ora pensando di entrare al kremlino. mi sbagliavo: era l'ingresso per il mausoleo di lenin. non hai il diritto di prendere foto. e non puoi sostare davanti al morto col pugno chiuso. giri intorno e esci. lo sguardo delle guardie parla chiaro. e il loro dire incomprensibile non ha bisogno di nessuna traduzione. esco dall'oscurità del mausoleo accecata dalla luce del giorno e penso a bertol brecht: povero il mondo che ha bisogno di eroi.. e io ne sono parte.
la birra sta finendo e la sigaretta pure.
gli occhi sono pieni di visi rugosi, simboli comunisti, cupole dai colori sgargianti, l'enorme gatto nero che abita il cortile della casa di bulgakov, rumori di macchine su queste strade enormi, gli applausi del pubblico alla fine dello spettacolo..
ripenso alla vecchietta sotto l'ultimo sottopassaggio preso per attraversare una di queste strade 4 corsie del centro.. ho bisogno di dirmi qualcosa, di darmi una luce..
il mio lavoro in questo momento è essere parte di questa equipe, ed è questa l'unica cosa che ora posso fare e al mio meglio: portare in giro con tutto il mio amore questa bellezza.
solo questo.
coltivare la bellezza
coltivare la fratellanza
con tutto quel che costa
coltivare
finché morte non ci separi.
spasiba
http://www.youtube.com/watch?v=XhgmLVNmpoI (modificato)