Credo che la sensazione più preziosa che da spettatore ho provato a teatro sia stata la sensazione che quello che stavo vedendo mi stava facendo amare la vita. Perchè quello cui stavo assistendo mi parlava della vita. Si. La vita. E mentre scrivo vita mi accorgo che è come se immaginassi e vedessi una donna invisibile, amante e compagna. Silenziosa. Al mio fianco ad ogni passo, ad ogni mutamento, ad ogni angolo, ad ogni sosta e attesa. Una donna espansa, mia e di tutti, che a volte sparisce, t'abbandona, tradisce. Poi torna appoggiando una mano sulla testa e ride, e allora non sai se forse c'è sempre stata, anche quando non credevi.
E allora dopo questi giorni di lavoro col Circo dico grazie.
Grazie alla donna in equilibrio sulla corda, grazie al suo cappotto di lana e ai suoi capelli spettinati come di pioggia, e a tutti i brividi e i pensieri e le lacrime che guardarla mi ha dato, lei, vita sospesa sul vuoto, con paura e coraggio...grazie alla corsa leggera di due piccole scarpe su una strada di stoffa bianca tesa tra le mani complici di un intimo pubblico fuori del Caravan....grazie del volo nel rosso dei tessuti, grazie della musica che nasce dal corpo e dagli oggetti, grazie di quella penombra tra una roulotte e l'altra nel buio dell'erba umida, del vento che fa sbattere le pieghe dello chapiteau, come ad essere tutti insieme su una nave che salpa, anche se sconosciuti, anche se diversi.
Grazie, perchè è per amore che facciamo questo lavoro. Per amore e nient'altro.
