venerdì 12 novembre 2010

Un'intelligenza fluttuante

“Ciò che è in basso, è uguale a ciò che è in alto; e ciò che è in alto, è uguale a ciò che è in basso, per compiere le opere meravigliose dell'unica cosa.” Così recita la seconda tesi della Tabula Smaragdina di Ermete Trismegisto riportata nel Corpus Hermeticum.

Secondo la ricostruzione fatta da Deepak Chopra in "Guarirsi da dentro", attorno al 1973 i biologi molecolari scoprono l'esistenza di due sostanze chimiche: l'acetilcolina e la norepinefrina, e individuano come queste due sostanze agiscano comunicando dei messaggi eccitatori o inibitori da un neurone all'altro. Scoprono cioè i “neurotrasmettitori”. Fino ad allora si pensava che i neuroni comunicassero tra loro esclusivamente attraverso impulsi elettrici. Ora si scopre invece che il passaggio di informazioni è correlato anche ad un rilascio di sostanze chimiche e si apre così uno spettro di indagine completamente inesplorato. Queste ricerche compongono via via una nuova immagine del corpo umano che, dopo essere stato per secoli inteso come un corpo “meccanico”, guidato attraverso impulsi elettrici da una mente localizzata nel cervello, diventa un corpo attraversato da un complesso sistema di comunicazioni bioelettriche, biochimiche e di ricettori, un corpo “pensante” fatto di cellule che possiedono ciascuna una specifica intelligenza e uno specifico compito. Da queste premesse è interessante considerare quello che accade quando una cellula entra in conflitto con i suoi compiti e apre un varco alla malattia. La medicina, per arginare tale mancanza, è in grado di sintetizzare delle sostanze chimiche che producano un effetto “simile” a quello che quella cellula, con i suoi messaggi molecolari specifici, era in grado di veicolare, e li immette per vie esterne nel nostro organismo. Nel fare questo si sostituisce al vuoto lasciato dalla cellula, e adempie al suo compito. Può farlo con maggiore o minore successo, immettendo sostanze più o meno somiglianti a seconda dei casi, e con effetti collaterali più o meno invasivi. La medicina interviene sull'inadempienza della cellula e la sostituisce in nome di una priorità: recuperare la funzionalità dello specifico anello mancante il prima possibile.

Rimane però aperta una domanda: perché un anello perde la sua funzionalità?

Forse, rispondo io, perché ha perso coscienza della catena cui era inserito e della funzionalità di questa catena. Forse ha perso non la capacità di stare attaccato e di essere anello e di adempiere al suo compito, ma ha perso la ragione di stare attaccato, essere anello, adempiere al suo compito. Ovvero ha perso contatto con quello di cui fa parte. E come riavvicinarlo alla consapevolezza del tutto cui appartiene?

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C'è una “visione” di profonda relazione tra i fenomeni che accadono fra le cellule che formano il corpo umano e gli esseri umani che formano il pianeta terra.

Come in basso così in alto.